Innovare nella lotta all’osteoporosi: necessaria prevenzione e nuovi modelli di cura

La Professoressa Maria Luisa Brandi intervistata su INNLIFES

133

L’osteoporosi è una sfida sanitaria che richiede oggi un cambio di passo: non basta sviluppare nuovi farmaci, serve prevenzione precoce, percorsi terapeutici più intelligenti e strumenti che accelerino la ricerca. Questo, in estrema sintesi, l’appello lanciato da Maria Luisa Brandi, Professoressa di Endocrinologia e malattie metaboliche all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e Presidente della Fondazione Italiana per la Ricerca sulle Malattie dell’Osso (FIRMO) e dell’Osservatorio Italiano sulle Fratture da Fragilità (OFFI). L’interessante intervista è stata rilasciata alla testata digitale italiana indipendente INNLIFES (Innovation in Life Science) di Indicon, dedicata all’innovazione nelle scienze della vita.

È necessario focalizzare l’innovazione in risultati concreti per i pazienti italiani, sottolinea la Professoressa Brandi, nell’articolo del 24 marzo 2026. È fondamentale potenziare lo screening mirato e la formazione dei medici di base, adottare strategie terapeutiche in sequenza (anabolico seguito da antiriassorbitivo) per consolidare i guadagni di massa ossea e promuovere modelli territoriali di prevenzione che migliorino l’aderenza e l’accesso alle cure.

Circa 500 milioni di persone sono affette da osteoporosi: 1 donna su 3 e 1 uomo su 5 oltre i 50 anni rischiano una frattura nella vita, ma solo il 25% di essi riceve una terapia adeguata. Ma finalmente qualcosa sta cambiando, la FDA ha autorizzato l’uso della densità ossea dell’anca (DEXA) come endpoint predittivo di fratture nei trial clinici, aprendo la strada a studi più rapidi e meno costosi. Oggi disponiamo di numerose opzioni terapeutiche e misurazioni più precise e veloci, potremmo intervenire prima che la frattura da fragilità si possa verificare; la prevenzione è l’unica strategia per ridurre mortalità, disabilità e costi sanitari, rimarca la Professoressa Brandi.

Guardando al futuro, la ricerca si sta orientando verso lo sviluppo di nuovi anabolici, in particolare anticorpi monoclonali più potenti e tecnologie diagnostiche innovative come la REMS (Radiofrequency Echographic Multi Spectrometry), basata su ultrasuoni che potrebbero aiutare a ridurre il gap del 75% di pazienti non trattati.

La posizione della Professoressa Maria Luisa Brandi è un richiamo operativo: trasformiamo l’innovazione in risultati concreti per i pazienti italiani.

Per approfondimenti, leggi l’articolo completo: https://www.innlifes.com/biotech/osteoporosi-maria-luisa-brandi/

Articolo precedenteOsteoporosi: fattori di rischio, prevenzione, diagnosi e cura
Articolo successivoALTIS – Omnia Pharma Service